Epistolario

Feb 2020


...QUARESIMA!!! "Dai a questi miei amici e fratelli la forza di osare di più" Don Tonino Bello

Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Mt 8,18

Seduto dietro il muraglione di Tricase mi tuffo dentro gli occhi di Don Tonino
e con Lui guardo questo mare  dove le paure
annebbiano l’orizzonte mentre il peso insormontabile della vita ci  pietrifica sugli scogli irremovibili
delle nostre schiavitù:
“Fossimo morti per mano del Signore nella terra d'Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà!
Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine" (Es 16,2-3).

    Quante schiavitù ci rimbombano dentro, mentre ci trasciniamo al piede il peso delle nostre paure? Dobbiamo ammettere che nonostante vorremmo far credere che stiamo morendo di asfissia, in fondo in fondo, con il nostro porticciolo, abbiamo instaurato un legame profondo senza nessuna speranza di divorzio o di lacerazione, e immersi negli abissi di una profonda solitudine, pietrifichiamo dentro i nostri scogli, i sognatori di speranza, quelli che hanno deciso di andare oltre e tuffarsi in questo mare di piombo, illudendoci di non essere rimasti soli.
“Tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati.
Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri
e ingannati essi stessi. Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall'infanzia:
queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.”  (2Tm 3,12-15).

    Usciamo!!! All'orizzonte, Don Tonino, ci fa vedere come il cielo e la terra si uniscono!!!
        Non è Pasqua il 12 Aprile!!!  
Osiamo prendere il largo... liberiamoci da quel solito copione quaresimale che ci piazza sul palcoscenico dove si ripete la solita farsa delle nostre ipocrisie, mentre tentiamo di velare i nostri egoismi, con magnifiche colombe dai colori splenditi della nostra creatività e con gustose uova di cioccolato destinate ad inacidirsi, quella notte, all’uscire della statua, come magia, senza poter fuggire dal reflusso gastrico di tante disonestà, di scelte corrotte, di mani sporche, della nostra avidità di denaro e di potere:
Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli,
perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare,
ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto,
nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato" (Mt 25 41-43).

E’ Pasqua solo quando senza più paura passerai questo mare, dove le correnti si abbracciano, le onde ti accarezzano, le paure si dissolvono e all'orizzonte ti attende la Libertà di una vita che rinasce. Dalle ferite che prima grondavano sangue escono raggi di Luce, che fanno fiorire la primavera, mentre germogliano gesti nuovi che fluiscono nelle vene di quell'immenso Amore Risorto, dove tutto da vita e tutto vince.
E’ Pasqua quando non getteremo più nel mare i sogni degli affamati, degli assetati, con le nostre tavole imbandite a festa, indifferenti e stufati di vedere nei nostri freddi schermi televisivi, i soliti migranti che muoiono sui nostri mari, insieme al loro grido di libertà.
E’ Pasqua quando si troncheranno per sempre le nostre condanne senza pietà, torturati dagli occhi profondi  di chi, a differenza di noi, ha messo in gioco tutta la propria esistenza pur di attraversare questo Esodo, portando inciso indelebile il marchio di ferite incancellabili firmate dalle nostre violenze occidentali, che dopo averli spogliati e incarcerati nei ghetti subdoli dei nostri sistemi, ai semafori delle nostre citta, continuiamo a macchiarli dei nostri sguardi schifati e disturbati.
Non pensiamo di farla franca: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato
o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?" (Mt 25,44).
“Signore dai a questi miei amici e fratelli la forza di osare di più.
La capacità di inventarsi. La gioia di prendere il largo.
Il fremito di speranze nuove. Il bisogno di sicurezze
li ha inchiodati a un mondo vecchio, che si dissolve” (Don Tonino  Bello)
Grazie Don Tonino!!! ...vero laggiù, sul mare,
ancora senza vele e senza sogni, si è accesa una lampara.


     Tricase 19 Febbraio 2020          P. Mario Salvatore Oliva



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